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Germania in serie B, Italia in serie A

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Gen 7, 2015 Senza categoria Comments are off

di ETTORE FRANGIPANE – La Grecia viene nuovamente sospinta sul banco degli imputati. La Germania, alza perentoriamente il ditino e torna a minacciare, proclamando che l’Europa può fare anche a meno di Atene. E’ una cattiveria che non condivido, anche perché giudico la Grecia assai più importante della Germania, sul piano culturale. Perché penso che l’Europa di oggi, la stessa civiltà occidentale, non esisterebbero se in passato non ci fosse stata Atene. E poi Roma. Quando la Germania altro non era che foreste estese ed impenetrabili, abitate da barbari, in Grecia fioriva il pensiero filosofico, l’uomo prendeva coscienza di se stesso, all’assolutismo di monarchi elevati a divinità si sostituiva il concetto della dignità dell’individuo, si proclamava che “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Vivevano Socrate, Platone e Aristotele, si formavano concetti basilari, ci si chiedeva il perché delle cose, si indagava sull’essere e sull’esistenza, nascevano scienza e conoscenza, prendeva consistenza il concetto di individualismo contro la massificazione, i sudditi incominciavano a diventare cittadini. Nelle piazze  greche si discuteva liberamente, nelle città si votava. Nel Mediterraneo si diffondeva l’odierna civiltà occidentale. Poi la Grecia fu messa in ginocchio da Roma, ma – come scrisse Orazio – “Graecia capta, ferum victorem cepit” (la Grecia sottomessa sedusse il rozzo vincitore) e la civiltà greca sul filo delle armi romane dilagò dalla Britannia al golfo Persico, dal Nordafrica, al Mar Nero, all’Atlantico. Roma ci mise di suo la costruzione del diritto, e si perfezionò così la civiltà occidentale, la nostra, che ha le sue radici nel pensiero filosofico (e anche matematico) di Atene, nonché nel concetto di diritto costruito dai legislatori romani. Scesero dal nord i Germani, alla fine, ad abbattere questa costruzione perfetta. Il resto è ugualmente noto; l’oscurantismo dei secoli bui, la riscoperta dei valori dell’individuo attraverso l’umanesimo rinato sulle rive dell’Arno, il Rinascimento italiano.

Nel secolo scorso è nata l’Europa, anche per l’apporto fondamentale dell’Italia, ma i valori della cultura sono misconosciuti. Nel contesto di un’Europa fatta da tecnocrati la cultura occidentale pare non avere più peso. I ragionieri dei Paesi del nord impongono i loro numeri a quelli del Mediterraneo (Grecia, Italia, Spagna, anche Francia), non tenendo in alcun cale i valori della cultura, delle arti, delle scienze umanistiche. I valori del bello. Della fantasia. Nell’ottica dell’euro si parla di Paesi di serie A e di serie B. Ebbene, io sono del parere che di questa serie A debbano far parte non i Paesi dei ragionieri di Bruxelles e Berlino, ma quelli depositari della cultura greco-romana. La cultura nostra. Non è possibile – mi chiedo – configurare una strutturazione dell’Europa (tra parentesi: un personaggio della mitologia greca) in cui si sappia tener conto non solo di bilanci, ma anche di valori superiori? La cultura. Il bello. Il pensiero. Un nuovo umanesimo. Bisogna necessariamente passare sempre per i conti della serva, signora Merkel?