Sesso dopo l’infarto

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Ago 2, 2017 Comments are off

DI GIORGIO DOBRILLA

Oggi sesso e attività sessuale non sono protagonisti solo nei pornovideo ma occupano pure non poco spazio su carta stampata e TV. Al contrario, paradossalmente e irrazionalmente, di questioni sessuali se ne parla poco in ambito medico. E sì che almeno due sono i motivi, uno di carattere generale e l’altro di natura specifica, a richiedere una maggiore attenzione del medico. Il primo è che la vita media si è sensibilmente allungata e così in parallelo la vita sessuale (almeno nelle persone ancora interessate al sesso). La vita sessuale nell’anziano richiede tuttavia adattamenti/accorgimenti spesso non esplicitati per “discrezione”al medico dalla coppia o dal singolo o che “si vergognano” (specie se di sesso femminile) di parlarne e di chiedere consigli al curante durante una visita. Motivo più specifico, e più importante ancora, riguardante il ruolo del medico è la sua frequente insensibilità/incapacità di occuparsi della vita sessuale dei pazienti infartuati, dopo che li ha trattati con molta perizia. Lo sforzo fisico importante è d‘altronde considerato comunque un rilevante fattore di rischio specie in co-presenza di altri fattori (dislipidemia, obesità, diabete, familiarità). E da qui nasce il problema dell’infartuato/a, specie se l’infarto ha colpito una persona di 40-50 anni. Superata la fase acuta il problema su cui il cardiologo glissa troppo spesso è se in futuro lo sforzo sessuale aumenterà e in quale misura il rischio di un secondo infarto che potrebbe costare troppo (anche il decesso). La preoccupazione grava chiaramente sulla psicologia non solo dell’infartuato o dell’infartuata ma anche del o della partner, e influenza in qualche modo la vita di coppia. La risposta è problematica dato che la variabilità individuale regna sovrana: oltre all’età,giocano un ruolo la distanza dall’infarto acuto, il sovrappeso, la co-morbidità, la terapia che è stata messa in atto, l’intensità, le modalità e la frequenza del rapporto sessuale. La questione è stata oggetto di notevole interesse quasi più degli psicologi che dei cardiologi in quanto il dopo infarto può  influenzare molto il rapporto di coppia.

Tra il 2008 e il 2012 si è condotta un’ inchiesta  in 127 ospedali sia in USA che in Spagna riguardante 2349 donne e 1152 uomini di età compresa tra 18-55 anni (media 48 anni) ricoverati per infarto acuto. È stata messa a confronto la frequenza di attività sessuale nei 12 mesi precedenti l’infarto con quella immediatamente successiva. Si è registrata pure la predisposizione naturale dei soggetti al sesso, le eventuali avvertenze fornite dal cardiologo al riguardo, la improbabile consulenza specifica da parte di psicologi/sessuologi e, infine, i possibili consigli ricevuti affinché l’infartuato/a possano recuperare una vita intima normale. Già nell’anno antecedente l’infarto, nelle donne si registrava un calo di interesse, secchezza vaginale e difficoltà respiratorie durante l’atto rispettivamente nel 36%, 22% e 19%. I maschi,  nei 12 mesi prima dell’infarto, soffrivano invece di eiaculazione precoce nel 22%, di insufficienza erettile nel 20 % e di dispnea nel 18%. Nel primo mese dopo l’infarto, piuttosto comprensibilmente, l’attività sessuale calava in ambedue i sessi, principalmente per il timore delle conseguenze (difficile pesare questa specifica componente). Tuttavia, circa il 90% di entrambi i sessi avrebbero ambito a ricevere raccomandazioni ad hoc, ricevute in realtà solo dal 12% delle donne e dal 19% degli uomini e per di più solo su loro richiesta. Le raccomandazioni fornite [ma chi valutava l’esperienza specifica dei “consiglieri”?-NdA] erano le seguenti: limitare l’attività sessuale (35%), assumere un ruolo passivo(26%), tenere bassa la frequenza cardiaca (23%). Inutile  rimarcare la genericità dei consigli: cosa significa “limitare”? Cosa significa “assumere un ruolo passivo”? Come si fa a “tenere bassa la frequenza cardiaca”? La carenza informativa sul recupero dell’attività sessuale pesa ancor più, naturalmente, in infartuati giovani con meno di 40 anni. La scarsa attenzione del medico spiega l’insorgenza di problemi personali (depressione, ansia) e di coppia, un disinteresse “innaturale” fatto di timori, una alterazione complessiva della qualità della vita, la sensazione (percezione?) reciproca di essere meno cercati dal partner. Da non sottovalutare che spesso gli infartuati assumono pure farmaci che influenzano negativamente la vita sessuale, libido inclusa (ipotensivi, ansiolitici, antidepressivi, antiaritmici). La psicologa Federica Casnici, in un ottima messa a punto, afferma che, quando prevale il timore di un attacco cardiaco post-coitum, un consulente specifico dovrebbe insistere che fare sesso non significa necessariamente penetrazione e che una soddisfacente intimità, sempre che il rapporto affettivo sia complessivamente funzionante e armonico, si raggiunge anche in altro modo,” talora anche solo stando sdraiati vicini e abbracciati” (“a una nuvola appesi” diceva Celentano in un bellissimo pezzo di anni fa), senza che l’orgasmo rappresenti un “dovere”. Un approccio del genere per gli psicologi è concretamente prezioso e almeno questo la persona giovane con infarto pregresso dovrebbe sentirsi dire da qualcuno.