Scristianizzando…

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Apr 29, 2014 Senza categoria Comments are off

DI GIANNI PARDO —

Il Cristianesimo ha avuto una tendenza alla secolarizzazione e alla simonia che agli inizi del Cinquecento ha innescato una reazione violenta: quel Protestantesimo che da un lato ha ripudiato la Chiesa romana e il suo magistero, dall’altro ne ha innescato un ripensamento. Attraverso il Concilio di Trento essa s’è per così dire rinnovata e da allora, fino al Ventesimo Secolo, ha seguito i canoni di una dottrina ormai consolidata. Pur non avendo rimarginato la ferita del Protestantesimo, è almeno rimasta fedele a sé stessa.

Questo percorso ha tuttavia registrato l’attacco apparentemente imparabile di parecchie forze coalizzate: l’Illuminismo, la scienza, l’alfabetizzazione e presto anche la nuova prosperità. È sembrato che almeno presso gli intellettuali la religione dovesse soccombere e invece essa ha conseguito una vittoria di Pirro. È stata infatti salvata da una religiosità detta cristiana soltanto perché siamo in Occidente. In realtà s’è trattato di una moda, di una forma della sensibilità, di una spinta del “cuore” ma nella direzione della mondanità e del conformismo, non della dottrina. E infatti, quando anche i costumi si sono allontanati da quelli veramente cristiani, i credenti hanno adottato un double standard: nominalmente cattolici ma con la libertà di avere rapporti extraconiugali, di divorziare, di abortire, di non confessarsi, di non andare a messa la domenica e di non obbedire alla Chiesa. Il cattolico oggi pretende di avere un suo personale rapporto con Dio e non sa di essere protestante. La Chiesa si è improvvisamente trovata dinanzi al dilemma se reagire con severità e perdere molti degli adepti, o fare finta di niente e accontentarsi dei falsi credenti. Ha scelto la seconda opzione.

Il movimento di scristianizzazione è andato accentuandosi, tanto che molti hanno pensato che la visione “laica” del Cattolicesimo fosse teologicamente più giusta di quella insegnata per tanti secoli. S’è visto in quel Concilio Vaticano II che ha fatto sentire “fuori dalla nuova Chiesa” chi era fermo alla dottrina che si insegnava dai tempi del Concilio di Trento.

Il movimento è apparso irresistibile. Papi come Paolo VI o Benedetto XVI si sono sentiti evidentemente a disagio, in questo nuovo mondo, eppure non hanno potuto fermare la deriva. Anzi, con l’attuale Papa, essa ha subito una straordinaria accelerazione. Se i divorziati risposati sono in peccato mortale e se il Papa permette il sacrilegio che si dia loro l’eucarestia, cioè il Corpo di Cristo, o il peccato mortale non è mortale o nell’ostia non c’è il Corpo di Cristo, e solo il suo basso costo ne giustifica lo spreco.

Questo lassismo dottrinale ha allargato la base dei credenti ma ha svuotato la religione del suo contenuto. Il Settecento aveva milioni di credenti e un solo Voltaire, oggi non abbiamo Voltaire ma neppure milioni di veri credenti. Da un lato abbiamo una sagra della canonizzazione di due papi popolari – evento che ha battuto anche le migliori performance dei divi del rock – dall’altro la Chiesa continua ad andare a rotoli. Basta leggere che cosa scrive oggi (29/4/2014) il vaticanista del Corriere della Sera, personalmente un credente ed un estimatore dei papi moderni, incluso l’attuale: “La maggiore Chiesa della Cristianità ha perso (e in Occidente continua a perdere) praticanti, clero, influenza sociale e pure prestigio, tra scandali sessuali e finanziari”; la Compagnia di Gesù “ha perduto la metà dei membri. E l’emorragia continua, non compensata da ‘vocazioni’ terzomondiali spesso dubbie e fragili”. Il comportamento di molti dei gesuiti ha fatto perfino pensare ad una seconda soppressione del loro ordine. Papa Ratzinger, essendo ligio alla dottrina della Chiesa, è stato ben poco simpatico ai tedeschi. Il Sudamerica, “il Continente cattolico per eccellenza”, “sta passando a ritmi impressionanti a sette evangeliche giunte dagli Stati Uniti”.

Teologicamente la dottrina della Chiesa è immutabile perché dettata dallo Spirito Santo, nella pratica è divenuta un sinonimo inconfessato della religione Bahà’ì. Questa infatti predica, secondo Wikipedia, che c’è un solo Dio che è la fonte di tutta la creazione, che tutte le grandi religioni hanno la stessa origine spirituale e provengono dallo stesso Dio e che tutti gli uomini sono stati creati uguali. Insomma “l’unità  spirituale di tutta l’umanità”. Ecco una religione tollerante che accoglie nel suo seno ebrei, cristiani e musulmani; che non ha pratiche prestabilite; che lascia in pace i suoi fedeli e non si occupa molto né della propria né dell’altrui dottrina. Moltissimi cattolici, anche se non ne hanno mai sentito parlare, seguono questa fede. Sono insomma arrivati alla conclusione che tutta la religione si riassume in un invito che non è cattolico, apostolico e romano, ma semplicemente romanesco: “Volemose bene”.