Rimpianto di Renzi

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Giu 21, 2017 Comments are off

DI GIANNI PARDO

Si può essere antirenziani e rimpiangere Matteo Renzi? Sembra di sì, visto che lo faccio io. Anche se, ad essere precisi, non rimpiango il Renzi che ho visto all’opera, rimpiango quello che avrei potuto vedere.

L’uomo è certamente straordinario. Non si percorre il cursus honorum alla sua velocità – fino ad arrivare alla Presidenza del Consiglio ad un’età in cui molti stanno ancora cercando il primo lavoro da impiegato del Comune – se non si è persone straordinarie. Dunque il primo dovere è quello di levarsi il cappello dinanzi ad un campione.

Poi bisogna riconoscere che egli ha le qualità del politico di razza. Non somiglia a quel Giulio Andreotti che gli scrupoli li aggirava, li circuiva, li snaturava e alla fine li evirava: lui è naturalmente senza scrupoli. Ha la salutare innocenza della tigre. Non ha bisogno di alibi e non ne cerca. Non ha neppure bisogno, come i politici di seconda categoria, di convincersi che sta agendo nell’interesse del Paese e quasi confessa pubblicamente di pensare soltanto a sé stesso.

Il suo è un carattere d’acciaio, scevro da ogni sentimentalismo. Vuol bene ai suoi amici ma non esiterebbe a rinnegarli in un amen, se gli tornasse utile. E la cosa non gli farebbe perdere né il sorriso né il sonno. Per sapere che la politica si fa così gli altri hanno dovuto studiare ed hanno imparato male, lui invece la fa con l’eleganza e la naturalezza dello squalo. Non si può che ripeterlo: Matteo Renzi è un politico straordinario. Ora qualcuno chiederà: e allora perché sei antirenziano? La risposta non è difficile.

Per essere campioni di paracadutismo bisogna saper volteggiare nell’aria, realizzare fin cielo figure eleganti insieme con altri paracadutisti, riuscire ad atterrare nel punto prestabilito e insomma dimostrare abilità che sono inimmaginabili per l’uomo comune. E tuttavia, prima di imparare a volare a corpo libero, il grande campione deve imparare a piegare il suo paracadute. Sembra un’attività servile ma le tragedie che possono derivare da un errore nella sua esecuzione sono così gravi che nessuno vuol avere la responsabilità del paracadute altrui. Ognuno deve piegare il proprio. Per ottenere risultati eccezionali bisogna avere qualità eccezionali, ma bisogna anche avere quelle qualità umili e prosaiche che sono i presupposti del successo. È in questo campo che Renzi difetta.

Un politico – insegnava Machiavelli – deve sembrare in possesso di tutte le virtù morali che non ha. Se invece appare spietato, sprezzante, irridente, si farà molti nemici, e alla fine ne subirà le conseguenze. In questo campo si pensava che il peggio fosse D’Alema, ma poi Renzi lo ha superato.

Un politico deve saper mentire, ma deve stare attento a non esagerare. Diversamente, invece di indurre gli altri a credere alle favole, correrà il rischio che non credano neppure alla verità.

Un politico deve essere risoluto, perché i timidi in questo mondo non vanno lontano, ma non deve spaventare tutti, perché rischia di ritrovarsi solo. Cesare accettò la carica di dittatore a vita e fu assassinato; Augusto non si proclamò mai il padrone di Roma e lo fu fino alla tarda morte.

Un politico democratico deve realizzare grandi cose, ma non proporle talmente grandi e tutte insieme da suscitare un universale allarme e per conseguenza un’universale opposizione. Infine non deve rendersi odioso, perché in quel caso, invece di opporsi alla sua politica, gli altri si opporranno a lui personalmente. E alla fine forse lo elimineranno.

Se Renzi non avesse peccato in tutte queste direzioni, non avrebbe perso il referendum del 4 dicembre. Oggi tutti riconoscono che, accecato dal narcisismo, ha trasformato quel voto in un plebiscito su di sé e il risultato è stato una delle più memorabili sberle che si ricordino.

Fra le sue grandi qualità non c’è quella di imparare dall’esperienza. Dopo la sconfitta ha continuato ad essere odioso con gli intimi e ciò ha portato alla scissione del Partito Democratico.  Il partito erede del Pci si è così divenuto una formazione liquida, forse di centro, comunque sufficientemente opportunista per allearsi con Berlusconi o con Grillo, secondo come convenga. Purché nel programma sia previsto Renzi a Palazzo Chigi.

I Romani, vincitori dovunque, furono magnanimi dovunque, fino a rendere copie di Roma tutte le città conquistate. E furono grandi per tredici secoli. L’Unione Sovietica invece, come impero. non è durata nemmeno cinquant’anni. Non si governa soltanto con la spada. L’uomo di Stato, se ha un grande progetto, lo attua apparendo giusto e generoso. E ricordando che Machiavelli, proprio Machiavelli, ha scritto che il miglior modo di apparire giusto e virtuoso, è esserlo.