Parliamo della Boschi e dell’Etruria

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Dic 16, 2017 Comments are off

DI GIANNI PARDO

Non riesco mai a dimenticare come Michel de Montaigne difese il teologo Raymond de Sebonde, accusato di avere utilizzato argomenti inconsistenti per confutare l’ateismo. Montaigne realizzò un capolavoro di ironia. Infatti non difese gli argomenti di Sebonde, si limitò a dimostrare che le obiezioni dei suoi oppositori non valevano di più.

La lezione dell’episodio è di portata generale. Il censore che accusa qualcuno di immoralità, e riesce anche a farlo condannare, non prova con ciò che egli stesso sia esente da immoralità. È questa la tesi della “Lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne. Una tesi che si riassume nell’immortale epitaffio di Ernest Renan: “Ho conosciuto molti furfanti che non erano moralisti, ma non ho conosciuto moralisti che non fossero dei furfanti”. E Renan, non lo si dimentichi, era stato in seminario.

A queste considerazioni si è indotti, riflettendo sul caso di Maria Elena Boschi. Che questa giovane donna sia stata proiettata alla carica di ministra quando tante sue coetanee, pur essendo laureate con ottimi voti, non riescono nemmeno ad avere un posto da impiegate, è un miracolo che lascia perplessi. Potrà essere brillante, potrà avere un eloquio fluido e corretto (oggi non è qualità di tutti), rimane un divario incolmabile fra mezzi e risultati. Ma questo potrebbe essere il discorso di un invidioso.

Che la Boschi sia adorabile o irritante, è secondario rispetto al problema che oggi si pone tutta l’Italia: è “colpevole” o “innocente” di ciò di cui la si accusa? In particolare: ha o no mentito quando si è difesa in Parlamento? Ha sì o no agito in pieno conflitto d’interessi? E infine, si dovrebbe o no dimettere?

Lasciamo perdere il mentire o dire la verità, perché nel mondo della politica sarebbe come parlare di castità in un bordello. Parlando seriamente, cominciamo dal conflitto d’interessi. La richiesta delle dimissioni viene da parecchi giornali ma, si sa, quelli vivono di punti esclamativi. Più importante è invece la posizione dei politici. Quelli che richiedono le sue dimissioni, perché il conflitto d’interessi è “grande come una casa” (come ha detto Di Maio) appartengono in primo luogo al M5s. Ma anche gli altri partiti d’opposizione non si privano certo di sostenere questa necessità. Al contrario, difendono la Boschi e la sua correttezza – ma vedete quant’è strano a volte il caso – il Partito Democratico, cui la Boschi appartiene, e i renziani di stretta osservanza. Gli amici di quello stesso Matteo Renzi che l’ha fatta ministra. È del tutto infondato il sospetto che chi accusa o difende la Boschi abbia un conflitto d’interessi, nel farlo? Soprattutto in vista delle elezioni?

Tornando alla sostanza del problema, se fosse colpevole, la Boschi sarebbe colpevole di avere raccomandato suo padre e la sua banca. Ma ci si può chiedere: eventualmente, ci sarebbe da stracciarsi le vesti?

Da professore non ho mai dato seguito ad una raccomandazione ed ero protetto dalla diceria che avrei bocciato lo studente, se avessero osato raccomandarmelo. Dunque, in base alla mentalità corrente in Italia, avrei il diritto di condannare tutti. E invece la penso all’opposto. Dal momento che la morale dipende dalla mentalità e dal comportamento della massa, non io ero virtuoso e gli altri immorali, ma al contrario gli altri erano normali ed io imbecille. “Così ti giochi gli amici”, mi disse qualcuno, con aria di compatimento.

E allora, in un mondo in cui le raccomandazioni cominciano dalle scuole elementari e finiscono alla Consip, per un valore di miliardi di euro, con quale coraggio gli italiani trattano la Boschi come se lei fosse una criminale e loro angeli senza macchia? Ma smettiamola.

O – almeno – dovremmo smetterla, se nel mondo imperasse la coerenza. Se tutti raccomandano tutti, in materia bisognerebbe essere, se non tolleranti, longanimi. Nella realtà invece tutti sono abbastanza ipocriti per stigmatizzare negli altri un comportamento che è anche loro, per ragioni di reciprocità. Così si passa il tempo ad accusare gli altri non appena ce n’è la possibilità. “Tu sei peggio di me”. La sinistra a suo tempo issò la bandiera della “questione morale”, ed oggi i “grillini” usano l’asta di quella bandiera per colpire la Boschi. Anche perché le bastonate hanno cominciato a riceverle anche loro, non appena hanno cominciato a mettere le mani in pasta.

L’indignazione alla fine è inevitabile e giustificata, ma non riguardo alla Boschi. C’è da indignarsi vedendo che il Paese che ha dato al mondo Machiavelli sia passato dal suo naturale cinismo all’ipocrisia di facciata di un Paese calvinista.