L’umanità è orfana

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Nov 13, 2017 Comments are off

DI GIANNI PARDO

 

Quando, improvvisamente, mio padre è morto, mi è dispiaciuto per lui. Quando improvvisamente, due anni dopo, è morta mia madre, mi è dispiaciuto per me. Perché, pur essendo al di là dei trenta, mi sono sentito orfano. E il sentimento mi ha molto sorpreso. Mi consideravo un adulto capace di badare a me stesso e i miei rapporti con quella donna non erano stretti come in tante altre famiglie. Tuttavia in quell’occasione percepii chiaramente che, da quel momento in poi, della mia sorte non sarebbe importato seriamente a nessuno. L’unico, vero cordone ombelicale che avevo avuto, ed avrei mai avuto, era reciso.

Ho riflettuto parecchio, su questo sentimento. Alla nascita, l’essere umano è incapace di sopravvivere da solo. Per molti anni, anche se non se ne rende conto, per lui è ovvio che altri deve provvedere alla sua sicurezza, alla sua nutrizione, alle grandi decisioni. Ed è questo, il nostro imprinting. Soprattutto in una società, come la nostra, in cui non si diviene adulti al momento della pubertà ma magari a venticinque o trent’anni. L’apprendimento dell’età adulta, il momento in cui si diviene interamente responsabili di sé stessi, arriva tardi. Tanto tardi da rappresentare infine una sorpresa e una causa di smarrimento. A chi chiedere un consiglio, un aiuto, un orientamento, nel dubbio, se i nostri coetanei sono come noi, non ne sanno più di noi, e comunque non sono interessati a noi quanto lo erano i nostri genitori?

Lo stesso fenomeno si verifica per la società intera. L’insieme degli uomini è composto di bambini non interamente cresciuti che, non avendo più i genitori, se li fabbricano con la fantasia. Dio, per esempio, non a caso è chiamato dai cristiani “Dio Padre”. E malgrado ogni smentita della realtà, si ama credere che Qualcuno sovrintenda alle vicende umane (la Divina Provvidenza) che ci sia una giustizia finale, che la realtà abbia un senso, che in caso di bisogno possiamo “pregare” e sperare in un ’“aiuto dall’alto”.  Naturalmente l’esperienza non ci mostra alcun segno dell’intervento di questi genitori immaginari, ma molti non rinunciano a credere in loro, perché, se ci rinunciassero, dovrebbero ammettere di essere orfani.

L’epoca moderna, lo sviluppo della scienza e della tecnologia, la civiltà materialistica in cui siamo immersi, hanno talmente saccheggiato la religione, da averla quasi interamente demolita. Essa rimane più come esigenza che come soddisfazione, più come speranza nella fratellanza umana che come seria accettazione della sua dottrina. E per questo, dalla Rivoluzione Francese in poi, la religione è stata in larga misura sostituita dalle ideologie. Qualcuna di esse, come il nazismo, è stata programmaticamente oppressiva ed assassina, ma quella che ha provocato i più grandi guasti è stata il marxismo. Questo ideale di società ha causato più miseria e dolore di guerre e pestilenze. Una tale quantità di sofferenze che dimostra l’assenza di Dio. Perché anche un dio mediocremente perbene sarebbe intervenuto a porvi un termine. E tuttavia, qual è stata la causa del suo successo? La promessa di un padre che si occupa di tutto, che risolve tutti i problemi, che elimina tutte le ingiustizie, che scarica l’individuo da ogni responsabilità. Purché obbedisca pedissequamente, come un bambino.

Anche qui, le smentite della realtà sono state durissime e costanti, ma tra “Culto della Dea Ragione”, tra socialismo, marxismo e comunismo, l’umanità ci ha messo oltre due secoli per essere finalmente delusa da questi falsi genitori. È soltanto negli anni recenti, soprattutto dal momento dell’implosione dell’Unione Sovietica, che l’umanità si è rassegnata a non credere né in Dio né in Marx. E purtroppo non ha trovato sostituti.

Per chi guarda la società contemporanea, la sensazione, nei Paesi sviluppati, è che si viva a caso. Non si sa a chi rivolgersi, per avere una guida, a chi chiedere la soluzione dei problemi, e da che direzione potrà arrivare un aiuto. Questo spiega la crisi economica e politica.

In economia, si sono spinti talmente lontano i principi dell’idealismo e della protezione dei più deboli, che la produzione di ricchezza è largamente diminuita e le grandi società sembrano in stallo. Prosperano soltanto quei Paesi che, essendo indietro nell’entusiasmo per le ideologie, lasciano fare alla natura e ai difetti degli uomini più che ai loro presunti pregi.

In politica, un po’ tutti i partiti sono in crisi perché, mentre il consenso è generale sul punto che il meno cattivo dei regimi è quello democratico, non si sa più per quale partito votare. Perché tutti i partiti hanno le idee confuse. Cercano di interpretare le idee e i desideri del popolo, ma il popolo non sa che pensare. Ognuno chiede all’altro, nessuno risponde, e ci si accorge che veramente si è soli. Gott ist tot, “Dio è morto”, scriveva Nietzsche, ma ai suoi tempi non erano ancora morti i suoi sostituti. Oggi il Cielo è totalmente vuoto, le chiese sono deserte, si chiudono le sezioni dei partiti, nascono tendenze politiche deliranti, più capaci di distruggere che di costruire. Infatti esprimono la disperazione del bambino. Insomma, stiamo tutti aspettando che una sorta di nuovo Messia ci salvi da questa incertezza.

Accettare la propria condizione di adulti è difficile non soltanto dopo i trent’anni, ma anche dopo i sessanta. Pangloss diceva scemenze, e seguendo i suoi consigli Candide si era più volte messo nei guai. Ma nel romanzo di Voltaire alla fine Candide capisce che la soluzione è la banale vita quotidiana, quella in cui ciascuno si occupa delle proprie necessità (“il faut cultiver notre jardin”) senza pensare ad altro. Ma a questo livello di decostruzione delle ubbie non molti arrivano. Non è facile digerire l’idea che la realtà è soltanto ciò che ci appare, che la nostra vita non ha senso, che nessuno veglia su di noi, che non dobbiamo sperare in nessun magico aiuto. E forse ci riuscì Candide soltanto perché era un personaggio di romanzo.