Gianni Pardo (Catania) a Vittorio Feltri (Milano)

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Set 7, 2017 Comments are off

UNA LETTERA DA MEDITARE

Scrive Vittorio Feltri:

Caro Marcello Veneziani, hai messo troppa carne al fuoco ma cercherò di chiarire la questione. Tu ammetti che l’autonomia non è sinonimo di secessione. Però aggiungi che nelle intenzioni dei promotori si nasconde uno spirito separatista. A me hanno insegnato che non si fanno processi alle intenzioni e non ne faccio. La realtà del referendum che si svolgerà a ottobre è presto descritta: la Lombardia e il Veneto chiedono soltanto di amministrarsi senza la mediazione di Roma, intesa come sede delle massime istituzioni. Lo pretendono giustamente avendo dimostrato di essere molto più efficienti della capitale. Alla quale non vogliono delegare il compito di aiutare il Sud con i propri soldi, essendo consapevoli che i capitali della fiscalità generale vengono sperperati, rubati o consegnati alla criminalità organizzata. Tanto è vero che il mancato sviluppo del Mezzogiorno è dovuto al fatto che quelle terre sono state private di infrastrutture, le sole che possano garantire sviluppo economico. Se per arrivare in Calabria da Brescia ci vogliono due giorni, ovvio che l’Aspromonte sia e rimanga sempre aspro, senza sbocchi produttivi. Ma torniamo alla Lombardia e al Veneto. Tu le conosci queste regioni? Sono opulente in quanto sgobbano, creano ricchezza di cui non godono perché le tasse che sono costrette a versare finiscono in massima parte a Roma che le usa per pagare il reddito di inclusione, le pensioni a chi non ha versato lo straccio di un contributo, la indennità di disoccupazione a coloro che lavorano due mesi l’anno. Noi nordici siamo stanchi di farci derubare dallo Stato centrale e desideriamo decidere autonomamente dove investire i nostri denari. Tutto qua. Non ce ne frega niente delle leggi ordinarie che tanto il Parlamento non approva se non quelle che premono ai partiti per scopi elettorali. Roma faccia quello che vuole. Se ne infischia della legittima difesa, del fine vita, del testamento biologico, e pensa allo ius soli o a punire la polizia poiché se arresta un criminale non gli offre un caffè o un mazzo di fiori. A noi stanno a cuore i cittadini cui è obbligatorio offrire gli strumenti per lavorare meglio e servizi all’altezza del loro rendimento. Dove è il problema se preferiamo decidere in proprio se realizzare o meno una strada? Fatevi i cazzi vostri e smettetela di darci ordini dato che siamo più bravi di voi a costruire una società civile, ordinata, rispettosa dei codici. Io ho trascorso molto tempo della mia vita in Molise e sono un terrone ad honorem, anche se non cattolico di fede. Non ce l’ho con i meridionali, non ne avrei motivo. Ma leggendo te ho l’impressione che siate voi ad avercela con noi settentrionali solo perché stanchi di essere guidati a distanza da una Capitale politica che fa letteralmente pena e ci saccheggia. Siamo in grado di provvedere a noi stessi. Tu sostieni come me che le regioni sono una iattura. È vero. Ma ci sono e non le eliminano, cosicché le più disastrate impoveriscono le più virtuose. Ci rifiutiamo di andare avanti così. È indubbio che la Sicilia sia autonoma e pessima. Per quale motivo, non oso dire. Ma l’Alto Adige è un giardino che coltiva il benessere oltre alle stelle alpine. Che senso ha criticarlo e paragonarlo all’isola? L’autonomia cementa l’Unità nazionale e non la disgrega. Governare Merano o Bergamo da piazza di Spagna è come fare la passata di pomodori ad Aosta. Salta fuori una schifezza.

Il sottoscritto Giovanni Pardo, da Catania, non può dare torto a Vittorio Feltri. Che i meridionali mi perdonino, se ci riescono.