Finalmente il testamento biologico

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Dic 16, 2017 Comments are off

DI GIORGIO DOBRILLA

Quanto al testamento biologico la posizione delle gerarchie religiose è alquanto diversa. In Spagna, i vescovi avevano distribuito già nel 1986  un modello di dichiarazione in cui si “auspica che il paziente non si mantenga in vita a mezzo di trattamenti sproporzionati” e ”non si prolunghi abusivamente il suo processo di morte”. In Germania, modulo simile veniva firmato congiuntamente dal cardinale cattolico K.Lehmann, e dal Presidente delle chiese evangeliche M. Kock. Vi si legge testualmente che ”Non debbono essere intraprese nei miei confronti misure di prolungamento della vita, se è attestato che ogni misura è senza prevedibile miglioramento e dilazionerebbe solo la mia morte.” E ancora: “L’assistenza premurosa deve essere indirizzata a ridurre i dolori…anche quando non si possa escludere che le cure antidolorifiche possano abbreviare la vita.”

L’altro giorno, 14 dicembre, la liceità del “testamento biologico” è stata finalmente votata dal parlamento con sufficiente trasversalità. Come per altre questioni (divorzio, aborto, matrimoni, civili) è chiaro che la decisione di biotestamento non è un obbligo per nessuno e non va confusa con l’eutanasia.  In ottica del tutto diversa un articolo su British Medical Journal, ripreso opportunamente da Pensiero Scientifico Editore, si chiede se la Evidence-based Medicine (EBM), che si fonda su prove oggettive, possa aiutare un paziente  a decidersi o no  a una decisione anticipata di trattamento. L’Autore R. Lehman, sottolinea come la questione venga sollevata per casi singoli non rappresentativi della pratica clinica quotidiana. In definitiva, sul quid agendum conta solo la decisione dei medici, sentita “in teoria” la volontà dei pazienti/familiari. Inoltre, nella realtà, il biotestamento in molti casi, pur essendoci, può non venire rispettato. L’EBM in ogni modo, non é d’aiuto a prendere una decisione, perché non può avvalersi dei dati di ampi studi controllati, per cui le scelte poggiano comunque su aspetti squisitamente individuali. Infine, in situazioni di emergenza in cui si lotta per salvare la vita di un paziente (ad es., dopo un incidente stradale o un ictus o un aneurisma dissecante dell’aorta), i medici hanno poco tempo per interrogarsi sull’eventuale biotestamento dei pazienti e devono intervenire urgentemente per evitare il decesso. La questione si pone semmai “dopo”: molti sopravvissuti grazie all’intervento, abbiano fatto o no testamento preventivo, si dichiarano contenti di essere vivi anche se le sequele sono invalidanti, e altri no. In ogni modo, la decisione espressa o ritrattata “in qualsiasi momento” da malati cronici coscienti ma penalizzati da un calvario e un invalidità che dura da anni e in vita solo grazie a mezzi meccanici innaturali, vagliata e confermata da un pool di medici, psicologi, rianimatori, dovrebbe essere rispettata.