A proposito di Catalogna

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Ott 2, 2017 Comments are off

CATALOGNA. HA VOTATO IL 42%, IL 90% PER L’INDIPENDENZA.

DI GIANNI PARDO

Questo titolo dell’“Ansa” riassume bene ciò che è successo e fornisce gli elementi essenziali per interpretarlo.

La prima cosa da decidere è se il referendum sia invalido o no. Perché se lo si considera invalido, non significa niente. E non se ne può dedurre niente. Se invece lo si considera valido, bisogna accettare i risultati che sono stati proclamati. E, partendo da questa seconda ipotesi, si deve dire che il 90% di 42 è 37,8. Dunque se il 37.8% è per l’indipendenza, se ne potrebbe dedurre che  il 52.2% dei catalani sia per l’unione con la Spagna e contro l’indipendenza.

Naturalmente un indipendentista catalano sarebbe tutt’altro che convinto da questo calcolo azzardato e mi direbbe che noi non sappiamo come avrebbero votato gli astenuti. Dal loro silenzio – insisterebbe – non possiamo dedurre nulla. Ed avrebbe ragione. Ma a mia volta potrei rispondergli che, se sappiamo che circa il 60% degli aventi diritto non ha votato, e siamo anche sicuri che hanno votato coloro che erano disposti a sfidare la polizia pur di sostenere l’indipendenza, anche per questo verso il referendum non è indicativo. I sostenitori dell’unità della Spagna verosimilmente sono rimasti a casa. Per non parlare delle condizioni in cui si è votato, condizioni che, a detta di tutti, sono state tutt’altro che affidabili e corrette. Anche per queste vie si ritorna all’ipotesi di giudicare non significativo il risultato del referendum.

Forse la verità è che non bisogna affrontare questo problema con l’aritmetica. Quel 42% e quel 90% non forniscono dati sufficienti. E neppure basta la legge, che definisce il referendum illegale e anticostituzionale. In politica la legalità conta poco. Infatti è la stessa politica che stabilisce le norme e all’occasione le cambia o più semplicemente le viola. Non è vero, come tanta gente pensa, che la norma fondamentale sia la Costituzione, è la legge del più forte, che nessuno potrà mai abrogare. Nel caso di un conflitto come quello che oppone Madrid e Barcellona, se nella capitale ci fosse un governo forte e risoluto, la Catalogna nemmeno si sognerebbe di proporre la propria indipendenza. Come nessuna delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si sognò mai di proporla a quel gentiluomo di Stalin. Ma in democrazia le cose vanno diversamente.

Innanzi tutto in questo regime non comanda soltanto un uomo, ma una ristretta oligarchia. E poi questa stessa oligarchia, in dipendenza del voto nazionale dei cittadini, cambia nel tempo. La forza di una maggioranza di governo è dunque temporanea e dura fino alle successive elezioni politiche, se non finisce anche prima. Dunque la depositaria vera e costante della forza è la volubile e suggestionabile pubblica opinione. I governi sono infatti acutamente coscienti di dover rendere conto ai giornali, alla gente che dice la sua al bar o a cena, a ciò che si sostiene nei dibattiti televisivi e, in fondo, all’“aria che tira”.

Da questo punto di vista non si può dire che Madrid abbia azzeccato tutte le mosse.  Indubbiamente, se avesse reagito più vivamente prima, quando in Catalogna s’è cominciato a parlare di indipendenza, avrebbe avuto vita più facile. È allora che avrebbe dovuto scandalizzarsi e denunciare per sedizione chi avesse provato ad insistere. Invece, per non aver voluto annientare il nemico nascente, alla fine si è trovata costretta ad affrontarlo quando è divenuto grande e grosso, ed ha dichiarato un referendum che rimane illegale e anticostituzionale, ma impressiona tanta gente.

Il popolo di illegalità e di anticostituzionalità non capisce niente. Come non capisce niente di storia e di geopolitica. Dunque molti si chiedono perché mai una regione che lo desideri non possa separarsi dalla madrepatria. E non vede nessun inconveniente in una frammentazione del territorio nazionale. Dinanzi alla tv si commuove sugli scontri fra polizia e dimostranti, e dimentica che l’iniziativa della violenza l’hanno sempre i dimostranti. Tutto ciò che è soltanto razionale non ha peso. E così dobbiamo chiederci quanto costerà, in fin dei conti, questo infortunio.

Una cosa è sicura: la pagherà fin troppo cara un grande Paese europeo che ha tutto l’interesse a mantenere la sua integrità territoriale. La pagherà la Catalogna che, come ogni piccolo Paese, eventualmente avrebbe ben poca voce in capitolo. E potrebbe anche pagarla economicamente, se soltanto la Spagna si opponesse al suo ingresso nell’Unione Europea.

Insomma dei cittadini privi di competenza in politica e in economia hanno messo in moto un processo che, comunque vada, scontenterà più cittadini di quanti ne farà felici.

Avevano ragione gli antichi: la degenerazione della democrazia si chiama anarchia.

 

bbe anche pagarla economicamente, se soltanto la Spagna si opponesse al suo ingresso nell’Unione Europea.

Insomma dei cittadini privi di competenza in politica e in economia hanno messo in moto un processo che, comunque vada, scontenterà più cittadini di quanti ne farà felici.

Avevano ragione gli antichi: la degenerazione della democrazia si chiama anarchia.